Con le mani

Con le mani sbucci
Le cipolle
Me le sento addosso
Sulla pelle

E accarezzi il gatto
Con le mani
Con le mani tu puoi
Dire di sì

Cantava Zucchero nel 1987. Avevo undici anni all’epoca e pensavo che, nonostante fossi un’onicofagica compulsiva, avessi comunque delle belle mani. Certo non da pianista, con dita lunghe e affusolate, ma comunque delle mani proporzionate alla mia me stessa e con il callo dello scrittore nel dito medio!

Mani che fin da quell’epoca infatti scrivevano e disegnavano e coloravano e ricopiavano sul vetro della finestra, con precisione maniacale. Mani che armeggiavano con ago e filo e cucivano i vestitini alle Barbie. Mani che tenevano ben saldi compasso e squadrette, durante le lezioni di disegno geometrico. Mani che sapevano impugnare una matita e una gomma pane, per sfumare un disegno dal vero. Mani che usavano sapientemente il rapidografo e guai a sbavare sulla carta da lucido! Mani che usavano taglierina e forbici in modo preciso.

Mio marito, quando è in vena di complimenti, mi dice che ho delle belle mani da portuale 🤣! Ed in effetti è con lui che ho iniziato a guardare alle mie mani in maniera più realistica, vedendo somiglianze con quelle di mio padre che, per più di trent’anni, ha guidato mezzi pesanti e autoarticolati carichi di materiale infiammabile.

Le mani delle mie figlie sono diverse dalle mie. Ma anche da quelle di Oscar, che ha mani tozze simili alle mie! Allegra ha delle bellissime mani che non so da chi abbia ereditato, con dita lunghe e affusolate, peccato abbia mollato le lezioni di piano!

Anna Lilliput ha delle manine ancora di bambina. Amo baciarle, perché questo gesto così spontaneo e materno, mi riporta a quando baciavo manine, piedini, gambette e pancino di quando erano neonate.

Mani, le mie, alle quali ora piace fare giardinaggio, restyling di mobili e riciclo creativo, mani che cucinano, mani che accarezzano e massaggiano la schiena, dopo una giornata pesante e stressante. Mani che scrivono un Blog!

Certo, mai avrei immaginato di vederle, come è capitato la scorsa estate, piene di ragadi ai polpastrelli e di sentire un dolore cane all’aprirsi di quelle ferite. Ma soprattutto non potevo immaginare di sentire nelle mani un indolenzimento, un formicolio, un’alterazione della sensibilità tali da aver paura di prendere un libro in mano, terrore di strizzare uno straccio da cucina, di far cadere un gingillo dalle mani mentre lo spolvero, di non riuscire a tenere Sky al guinzaglio se tira troppo, durante le nostre passeggiate. Le chiamano neuropatie periferiche da chemioterapia e si presentano come un dolore tale da non poter fare le trecce a mia figlia senza stringere i denti e, ancora peggio, è fare i giri dell’elastico per chiudere trecce o codine. Un’impresa titanica è abbottonare i grembiulini di scuola di fretta e furia la mattina! Fanno male anche in questo momento, mentre scrivo questo articolo. Un dolore che arriva fino alla curva del gomito.

O meglio, stringendo i denti e facendo finta di niente, le faccio lo stesso tutte queste cose. Le faccio con le mani intorpidite da tanti spilli che mi trapassano i polpastrelli e mi anestetizzano tutta la mano. È un dolore lancinante, tipo come se mettessi le mani in una morsa e qualcuno stringesse, stringesse, stringesse… un male bestia.

La mattina non posso distendere e sciogliere i muscoli dei palmi, perché sento fitte da restare ammutolita. Quindi tengo le mani a pugno morbido. L’indolenzimento si propaga dai polpastrelli fino al polso e poi su fino all’avambraccio. Prendo pesi, ma solo per pochi secondi. Che le muova o meno, non c’è alcuna differenza. Ho le dita così gonfie, che non riesco a sfilarmi gli anelli. Che usi acqua calda o fredda, non c’è differenza. Che stia in piedi o a letto distesa, non c’è differenza. Che stia in movimento o stia ferma, non c’è differenza.

Ho dei momenti in cui sto appena meglio. Altri in cui mi viene da piangere dal dolore, ma non piango. Da settembre ho percepito un’indennità di invalidità, giusto perché mi spettava di diritto. Ora, con questa sindrome, mi ci sento davvero invalida.

Spero sia un effetto collaterale delle chemioterapie e che quindi con l’ultima prevista a fine giugno, pian piano le mie mani ritornino ad avere la piena funzionalità e finiscano i dolori. Non oso pensare possa essere un effetto della cura ormonale, poiché questa durerà un lustro!

Ho un rifiuto per gli antidolorifici che mi hanno prescritto medico di famiglia e oncologa, non servono a molto e insomma credo che mi sia avvelenata abbastanza in quest’ultimo anno.

Stringo i denti, alla faccia del bruxismo di cui soffro e, citando ancora Fornaciari, sbuccio cipolle, accarezzo il gatto, prego il Signore e apro le finestre, sperando che sia un altro momento da superare e pensando che domani andrà meglio.

Lorella Sini

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